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Il Muk Yan Chong del WingKungFu

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Su questo attrezzo si esegue una forma avanzata del Wing Chun composta di 116 movimenti, chiamata “Muk Yan Chong Fa”.
Con essa, il praticante impara a gestire un avversario che abbia una struttura fisica molto forte e che non è collaborativo; ci permette quindi di gestire l’energia dei nostri colpi, che il manichino, a sua volta, restituisce sotto forma di vibrazioni.

Il Kung Fu è un’arte difficile e forse per questo meravigliosa. Allenare le tecniche all’uomo di legno permette di affinare la qualità dei movimenti, gli angoli giusti dei vari segmenti corporei, le articolazioni, i trapping, i colpi di gambe e, stranamente, bisogna essere “morbidi” per dominarlo.
Ovviamente il tutto dovrà essere trasferito sull’avversario, altrimenti rimane fine a se stesso.


Sensibilità

Quando tocchi l’uomo di legno, lui tocca te.
Sembra una frase scritta su un libro di aforismi Zen, ma è proprio così.

Il Mook Yan Chong del Wing Chun non è completamente fisso: ha un po’ di gioco, per cui quando viene colpito si muove. Le braccia vibrano in su, in giù e lateralmente nei loro incastri, mentre il corpo scivola leggermente sull’intelaiatura, oltre a vibrare energicamente in base al colpo inferto.

Tutto questo ti permette di capire quanto forte stai colpendo l’attrezzo e ti restituisce la sensazione della tua stessa forza, della pressione che stai mettendo e della tua fluidità, mettendo alla prova anche la tua stabilità.
Riuscire ad “accarezzare” l’uomo di legno, a girargli intorno senza perdere il contatto e a far uscire il giusto suono dalle braccia colpite è già un allenamento alla sensibilità, seppur senza lo stimolo di un avversario vivo.


Da solo

Il Mook Yan Chong è un’ottima alternativa per chi vuole allenarsi ma non ha costantemente a disposizione un compagno.
Proprio come il sacco, lo specchio, la pera veloce o la palla elastica nel pugilato, rappresenta un ottimo modo per non perdere tempo e migliorare le proprie tecniche.


Conclusione

In definitiva, non bisogna confondere il fine con i mezzi.
Il fine, l’obiettivo delle arti marziali, è il combattimento e la difesa personale. I mezzi possono essere tanti: se il profano confonde il dito con la luna, come spiegava un giorno Bruce Lee a un suo allievo, lasciatelo parlare… ma ricordategli che anche lui, per farlo, a suo tempo dovette prima imparare l’alfabeto.

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